Il mio “innamoramento” con Doña Flor ha radici profonde,
anche se relativamente recenti. Devo confessare che non è esclusivamente legato
alla qualità musicale dell’opera, ma che mi è stato inculcato da un
involontario indottrinamento da parte del collega Campanile, che mi ha magnificato
innumerevoli volte le abilità del suo stimato concittadino.
Del resto, avendo redatto numerosi articoli riguardanti
van Westerhout, ed essendo un amante della lirica, era più che logico che, prima
o poi, questo musicista sarebbe diventato per me qualcosa di speciale.
Avevo sempre adorato Verdi per la sua dinamica e intensità
musicale e Puccini per la sua sensibilità e l’attraente melodia delle sue
opere, ma ambedue furono compositori che ebbero un invidiabile successo, e la loro
vita non era stata stroncata, così come avvenne invece per Niccolò, agli inizi
della loro produzione operistica!
L’interesse per van Westerhout e le sue opere fu
stimolato, quindi, dalla passione ed il rispetto che Campanile aveva dimostrato
nei suoi riguardi, ma indiscutibilmente fu rinsaldato dalla validità del
prodotto musicale che finalmente ebbi la
fortuna di apprezzare direttamente, anche se in una incisione secondaria.
Quante volte gli amici vi hanno decantato questo o quel cantante o film e poi,
quando avete avuto l’opportunità di assistere ad un concerto di uno o ad una
proiezione dell’altro, ne siete rimasti estremamente delusi? Bene, posso
asserire con certezza che la mia prima esperienza con il compositore molese non
fu così; tutt’altro!
La musica di van Westerhout ti penetra, diventa parte di
te, ti fa fremere d’entusiasmo. È una musica che racchiude in sé sapori
mediterranei e ritmicità liriche moderne, miscelate in un cocktail ottimale che
non può che affascinare l’ascoltatore.