TIZIANO THOMAS DOSSENA

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Il mio “innamoramento” con Doña Flor ha radici profonde, anche se relativamente recenti. Devo confessare che non è esclusivamente legato alla qualità musicale dell’opera, ma che mi è stato inculcato da un involontario indottrinamento da parte del collega Campanile, che mi ha magnificato innumerevoli volte le abilità del suo stimato concittadino.

Del resto, avendo redatto numerosi articoli riguardanti van Westerhout, ed essendo un amante della lirica, era più che logico che, prima o poi, questo musicista sarebbe diventato per me qualcosa di speciale.

Avevo sempre adorato Verdi per la sua dinamica e intensità musicale e Puccini per la sua sensibilità e l’attraente melodia delle sue opere, ma ambedue furono compositori che ebbero un invidiabile successo, e la loro vita non era stata stroncata, così come avvenne invece per Niccolò, agli inizi della loro produzione operistica!

L’interesse per van Westerhout e le sue opere fu stimolato, quindi, dalla passione ed il rispetto che Campanile aveva dimostrato nei suoi riguardi, ma indiscutibilmente fu rinsaldato dalla validità del prodotto musicale che finalmente ebbi la  fortuna di apprezzare direttamente, anche se in una incisione secondaria. Quante volte gli amici vi hanno decantato questo o quel cantante o film e poi, quando avete avuto l’opportunità di assistere ad un concerto di uno o ad una proiezione dell’altro, ne siete rimasti estremamente delusi? Bene, posso asserire con certezza che la mia prima esperienza con il compositore molese non fu così; tutt’altro!

La musica di van Westerhout ti penetra, diventa parte di te, ti fa fremere d’entusiasmo. È una musica che racchiude in sé sapori mediterranei e ritmicità liriche moderne, miscelate in un cocktail ottimale che non può che affascinare l’ascoltatore.